Donne di sabbia

Prossimi appuntamenti:

Giovedì 22 novembre 2018 ore 22,00

Salone delle Feste, Via Moncenisio 5, PIANEZZA (To)

Sabato 24 novembre 2018 ore 21,00

Circolo Arci Da Giau, Strada Castello di Mirafiori 346, TORINO 

 

Senza titolo1

Donne di sabbia

Con Adelaide Colher Pereira, Oriana Fruscoloni, Monica Livoni Larco, Gianfranco Mulas, Patrizia Papandrea

Con la collaborazione di Giuliana Bevilacqua, Camilla Fabbris, Carolina Lucchesini e Anna Ottone.

Donne di Sabbia, spettacolo di testimonianza e di denuncia sul femminicidio di Ciudad Juarez (Messico), compie dieci anni con 82 repliche in 43 città con la partecipazione di 6.000 spettatori.

A Ciudad Juarez, dal 1993, sono più di un migliaio le donne barbaramente assassinate e altrettante quelle scomparse solo per il fatto di essere donne e le autorità messicane, a tutti livelli, non fanno nulla per fermare questa ondata di crimini.

La maggioranza delle vittime sono giovani operaie delle maquiladoras, fabbriche di assemblaggio, in un contesto violento quale può essere una città crocevia del narcotraffico come Ciudad Juarez.

Serial killer? Traffico di organi? Snuff movies? Prove di ammissione alle bande criminali? Si sono susseguite tante ipotesi ma l’indifferenza e le deboli indagini hanno permesso che il rapimento, lo stupro, l’uccisione delle donne abbiano alla fine un unico responsabile: l’impunità.

Il drammaturgo messicano Humberto Robles ha scritto Mujeres de arena raccogliendo le testimonianze dirette delle vittime attraverso i loro diari o dai racconti dei loro familiari. Donne di sabbia è rappresentato in vari paesi del mondo e in Italia è portato in scena dal gruppo omonimo di Torino, con il patrocinio di Amnesty International e la collaborazione di diverse associazioni che lottano contro la violenza alle donne.

Oltre alla denuncia, si vuole anche esprimere la solidarietà alle varie associazioni messicane che si oppongono a questo crimine, fra cui Nuestras hijas de regreso a casa la cui co-fondatrice, Marisela Ortiz, è stata insignita della cittadinanza onoraria di Torino nel 2008.

Le denunce e le pressioni internazionali, in testa Amnesty International, hanno portato a qualche forma di intervento: le indagini sulla scomparsa di una donna ora vengono avviate dopo 24 ore e non dopo 48, alcune maquiladoras organizzano bus aziendali per il trasporto delle operaie dai loro quartieri alle fabbriche.

Nel 2012, nell’Arroyo El Navajo, nella Valle di Juarez, sono stati trovati i resti di 11 ragazze sequestrate, violentate e uccise. Per questo crimine, nel 2015 un tribunale ha condannato, per la prima volta, 5 uomini a 697 anni e 6 mesi di detenzione.

Ma il femminicidio non si arresta e, se continua ad accanirsi contro le donne di Ciudad Juarez, colpisce le attiviste dei diritti umani, uccidendole o minacciandole di morte come nel caso di Marisela Ortiz, che ha dovuto abbandonare il Messico per continuare la sua lotta.

Il Tavolo per le Madri di Ciudad Juarez (formato da Amnesty International, Donne di sabbia, Donne in nero-Casa delle Donne, Se Non Ora Quando? Sur-Società umane resistenti) e il Comune di Torino, il 2 marzo 2013 hanno organizzao Zapatos rojos/Scarpe rosse, un progetto di arte pubblica dell’artista messicana Elina Chauvet e curato da Francesca Guerisoli: centinaia di scarpe rosse sono apparse in Piazza Castello per ricordare le donne uccise a Ciudad Juarez (http://www.youtube.com/watch?v=JFASddbrWmo).

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